p 349 .


Capitolo Tredici. Immanuel Kant: la critica della ragione.


Paragrafo 1 . Niente  precluso alla ragione consapevole dei propri

limiti.

     
La modernit come crisi.
     
Con  la nascita del moderno pensiero filosofico e scientifico  sono
entrate in crisi quelle certezze e quelle procedure conoscitive che
dall'antichit greca, attraverso il cristianesimo, avevano dominato
l'Occidente fino al Rinascimento. Una crisi, quella suscitata dalla
modernit,  che  ha prodotto una scissione profonda  non  solo  fra
"moderni"  e  "antichi",  ma  anche -  e  questo    l'aspetto  pi
rilevante - all'interno dello stesso pensiero moderno.
     Anche  nella  filosofia  classica  le  contrapposizioni  erano
all'ordine  del  giorno:  da quella pi celebre  fra  platonismo  e
aristotelismo,  a quelle tra monisti e pluralisti,  materialisti  e
antimaterialisti, e cos via. Tutte quelle contrapposizioni,  per,
si  muovevano  all'interno di un unico scenario: la certezza  della
Verit  e  della possibilit di conoscerla. Vogliamo  ricordare  il
celebre affresco di Raffaello La scuola di Atene, nel quale Platone
e  Aristotele procedono l'uno accanto all'altro - in una  vicinanza
che vuol mettere in secondo piano la diversit del loro pensiero -,
circondati  dai maggiori esponenti del pensiero antico e medievale:
dal  solitario  Eraclito  a  Euclide, da  Pitagora  a  Socrate,  ad
Epicuro, ad Averro. Tutta la filosofia  racchiusa all'interno  di
un'architettura   rinascimentale:   lo   spazio   classico,   nella
perfezione  della geometria, armonizza tra loro le  differenze  che
racchiude  in s e fa di esse un tutto unico: la filosofia.  Questo
affresco esprime, meglio di qualsiasi trattato, la concezione e  la
condizione della filosofia agli inizi del Cinquecento, alla vigilia
della grande crisi prodotta dall'avvento della modernit.
     A  partire dalla fine del sedicesimo secolo la filosofia e  la
scienza    vengono    private   dello   sfondo    unitario:    alla
diversificazione  degli  obiettivi e  dello  stesso  oggetto  della
ricerca  filosofica  si affianca una differenziazione  dei  metodi:
l'universo  fisico con le sue leggi naturali, il Tutto inteso  come
spirito,  la Natura in cui spirito e materia si fondono in un'unica
sostanza  sono  di  volta in volta conoscibili o  attraverso  l'uso
combinato  di sensi e ragione, o grazie a un intelletto gravido  di
idee  innate,  o  infine  grazie solo  e  limitatamente  ai  sensi,
seguendo ora un metodo rigorosamente analitico, ora facendo
     
     p 350 .
     
     (in  questa  pagina  e  nella  pagina  seguente    riprodotto
l'affresco di Raffaello menzionato nella pagina precedente  con  la
seguente descrizione a pi di pagina):
     Raffaello  (1483-1520), La scuola di Atene, affresco  eseguito
tra il 1509 e il 1510 per il papa Giulio secondo nella Stanza della
Segnatura in Vaticano.
     In  quest'opera,  tra le figure dei sapienti,  si  distinguono
vari  filosofi:  al centro, Platone, con il suo  Timeo,  indica  il
cielo;  al fianco di Platone, Aristotele, con la sua Etica,  ha  il
braccio  e  la  mano  tesi  in  avanti  (il  punto  di  fuga  della
prospettiva e quindi di tutta la composizione coincide proprio  con
la mano di Aristotele). Alla destra di Platone  Socrate con alcuni
discepoli  (fra  i  quali forse Senofonte ed Eschine);  all'estrema
sinistra  Zenone con un bambino in braccio; Epicuro, a sinistra  in
primo  piano, ha il capo incoronato da foglie di vite;  accanto  si
vede Pitagora seduto, che annota un libro, mentre un
     
     p 351 .
     
     allievo  mostra  la tavoletta con le norme per le  concordanze
musicali; dietro di lui Averro, con il turbante, osserva; Eraclito
scrive,  appoggiando il gomito a un cubo di pietra; il  personaggio
accanto  a  lui    identificato  come  Parmenide  o  Senocrate   o
Aristosseno.  Diogene  sdraiato sui gradini, mentre nel  gruppo  a
destra, Euclide misura con il compasso una figura geometrica  sulla
lavagna;  alle  sue  spalle Zoroastro e Tolomeo  reggono  la  sfera
celeste  e il globo terraqueo. Raffaello inoltre ha dato ad  alcune
figure  le  sembianze  di personaggi a lui contemporanei;  Platone-
Leonardo   da   Vinci;  Eraclito-Michelangiolo;   Euclide-Bramante;
Zoroastro-Pietro Bembo (forse); egli stesso  ritratto, all'estrema
destra, nel giocane che guarda verso lo spettatore; accanto  a  lui
un  artista  che  lo avrebbe aiutato nel lavoro: il  Sodoma.  (fine
descrizione)
     
     p 352 .
     
     ricorso esclusivamente alla sintesi. Lo scetticismo di Hume  e
la  giustificazione razionalista del "migliore dei mondi possibili"
di Leibniz sono i punti di arrivo emblematici della scissione della
filosofia moderna.
     L'illuminismo   ha   cercato  di  ricostruire   l'architettura
all'interno della quale la filosofia potesse ritrovare l'unit;  ma
il  suo spirito sistematico, a differenza dello spirito di sistema,
pu dare solo un'unit estrinseca, pu solo unire le scienze in una
catena ("concatenazione delle scienze") nella quale ognuna di  esse
conserva sostanzialmente la propria autonomia.
     Verso la fine del diciottesimo secolo sembra improponibile una
qualsiasi forma di ritorno al sistema:  impensabile la nascita  di
un  nuovo  Platone o di un nuovo Aristotele, ma anche di  un  nuovo
Plotino  o  di  un nuovo Tommaso. Ma  proprio nel cinquantennio  a
cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo - nell'epoca
dominata  dalla Rivoluzione francese - che la filosofia occidentale
compie gli ultimi epici tentativi di riconquistare e difendere  una
propria  unit intrinseca, di riproporsi come sistema unitario  del
sapere.
     
Dalla "crisi" alla "critica".
     
Abbiamo  parlato  di crisi del carattere unitario  della  filosofia
nell'Et moderna. La parola crisi (in greco krsis) pu significare
molte  e diverse cose, ma tutte legate all'idea di separazione:  il
verbo  krno,  da  cui deriva, vuol dire prima di  tutto  "separo",
"distinguo" (in latino cerno).
     La crisi  quindi separazione, distinzione di singoli elementi
che  emergono  da  un tutto indifferenziato per assumere  una  loro
propria  e autonoma fisionomia. Siccome molto spesso la separazione
non    pacifica  e indolore, krsis indica anche  la  contesa,  il
conflitto,  la  lite.  Inoltre, visto che  la  distinzione  -  come
insegnava  Descartes - favorisce la conoscenza, krsis   anche  la
decisione,  la  sentenza,  il giudizio. La  crisi,  quindi  -  come
abbiamo  visto - favorisce la moltiplicazione delle conoscenze:  in
pochi decenni le scienze, dopo essere rimaste per secoli sterili  -
o   comunque  poco  produttive  -  sono  protagoniste  di  successi
straordinari,  sia  in campo teorico, sia nelle  loro  applicazioni
pratiche grazie allo sviluppo della tecnica.
     Dallo  stesso  verbo  krno deriva  anche  la  parola  critica
(kritik   tchne,  "arte  del  giudicare").  La   critica      la
separazione,  la  distinzione, la scelta e il giudizio  secondo  un
criterio (altra parola originata da krno), una norma, una  regola.
Se la crisi pu essere una separazione casuale, la critica  invece
vincolata  da  norme  pi o meno precise. La  trasformazione  della
crisi,  cio di una situazione di conflitto e contrapposizione,  in
critica  pu  ricondurre il conflitto all'unit, a  un  livello  di
unit  nuovo  rispetto alla tradizione della filosofia.  In  questa
operazione si cimenta Immanuel Kant.
     
La metafisica come scienza.
     
L'unit   dei   grandi  sistemi  filosofici,  sia   idealisti   sia
materialisti,    stata  sempre di tipo metafisico;  la  metafisica
risponde  evidentemente a un bisogno dell'uomo, la cui  ragione  ha
una  disposizione naturale a porre domande e a cercare risposte che
oltrepassino la realt sensibile e sperimentabile. Ma fino ad  oggi
-  osserva Kant - la metafisica non ha prodotto una vera e  propria
scienza, non ha dato cio

p 353 .

risposte  certe  e incontrovertibili, "ma soltanto  una  vana  arte
dialettica,  in cui una scuola pu sorpassare l'altra,  ma  nessuna
pu mai ottenere un consenso legittimo e durevole"(1).
     Affinch  la  metafisica  non  produca  pi  solo  persuasioni
illusorie   necessario sottoporre a un esame critico  non  solo  i
suoi contenuti, ma anche gli strumenti che la ragione utilizza  per
raggiungere  la conoscenza; solo attraverso la critica   possibile
"smuovere   i  buoni  cervelli  da  un'opera  finora  aberrante   e
infruttuosa verso un'altra non mendace"(2).
     Altri  filosofi,  come  Locke e Hume,  avevano  insistito  sui
limiti  dell'intelletto umano e si erano preoccupati di individuare
i meccanismi della conoscenza, ma la loro indagine li aveva portati
ad  arrestarsi  una  volta  raggiunti quei  limiti:  la  metafisica
restava  "al  di l"; una "disposizione naturale della  ragione"  -
come la chiama Kant - era sottratta all'esame della ragione stessa.
La  ragione,  attraverso la critica di se  stessa,  deve  mirare  a
ricondurre sotto il proprio controllo tutto ci che per  natura  le
appartiene, compresi i problemi metafisici. E questo - per Kant - 
possibile.
     "Questo  certo: chi ha per una volta gustata la critica, vien
poi  sempre disgustato da tutte le ciance dogmatiche, di cui  prima
per necessit si contentava, perch la sua ragione aveva bisogno di
qualcosa  e  non poteva trovar niente di meglio a suo appoggio.  La
critica  dunque  sta alla abituale metafisica delle scuole  proprio
come  la  chimica all'alchimia, ovvero l'astronomia  all'astrologia
divinatrice!  Garantisco, perci, che chiunque  abbia  esaminati  e
compresi  [...] i princpi della critica, non torner mai di  nuovo
indietro  a  quella  antica  e sofistica  scienza  illusoria;  egli
guarder  invece,  con un certo orgoglio, ad  una  metafisica  che,
ormai  in  suo  pieno  possesso, non ha  pi  bisogno  di  scoperte
preliminari, e pu finalmente procurare durevole soddisfazione alla
ragione"(3).
     
Il "sonno dogmatico".
     
L'illuminismo  ha  svolto  un  ruolo  decisivo  nella  critica   al
dogmatismo,  ha  portato  a  compimento il  processo  iniziato  con
Galileo  e Francis Bacon; il "coraggio" dei primi filosofi dell'Et
moderna, che hanno sfidato processi, condanne ed esilio,   assunto
da  Kant  come  parola d'ordine, come imperativo  per  il  filosofo
illuminista: "osa conoscere"(4).
     Nella seconda met del secolo diciottesimo  ancora necessario
osare,  perch il superamento della metafisica dogmatica non    un
fatto scontato e automatico: la filosofia tedesca del secolo -  con
tutti  i  suoi meriti indubbi -  ancora vincolata allo spirito  di
sistema,  e  la  formazione di Kant avviene all'interno  di  quello
spirito.
     Sar  la  lettura delle opere di David Hume che - secondo  una
celebre  affermazione dello stesso Kant - lo sveglier  dal  "sonno
dogmatico". Ma, d'altro canto, gli studi giovanili, l'interesse per
la
     
     p 354 .
     
     matematica  e la fisica(5), il fascino che su di lui  esercita
lo "spirito di esattezza" di Christian Wolff, non consentono a Kant
di approdare allo scetticismo radicale di Hume.
     
La rivoluzione copernicana.
     
Kant  sente  fortemente l'opposizione che esiste fra la  metafisica
tradizionale  (quella  degli antichi e quella  dei  moderni)  e  la
critica   scettica  di  Hume  e  di  gran  parte  dell'illuminismo.
Riconosce che la Verit dei grandi sistemi metafisici  illusoria e
fallace,  ma non pu non ammettere che le verit certe e dimostrate
di  Hume  e  degli  illuministi sono ristrette  entro  confini  che
impediscono  alla  ragione  di  affrontare  i  grandi  tradizionali
problemi della filosofia, da quello teologico a quello etico.
     C'  bisogno - secondo Kant - di una rivoluzione  che  non  si
accontenti di individuare i limiti della ragione, ma che  piuttosto
renda possibile un'analisi filosofica del Tutto con le garanzie  di
scientificit cui ormai il pensiero moderno ci ha abituato.
     Il  modello di Kant  la rivoluzione copernicana, che  non  ha
assegnato nuovi confini al sistema solare rappresentato secondo  la
concezione  di Aristotele e Tolomeo, ma, agendo al suo interno,  ne
ha  rivoluzionato  radicalmente la struttura:  Copernico  ha  osato
vedere come centro ci che era periferia e viceversa.
     Ebbene,   anche   tutta  la  filosofia,  in   tutte   le   sue
manifestazioni,  ha  avuto una Terra e un Sole:  la  Terra  era  la
realt  oggettiva  -  l'Essere  - intorno  alla  quale  ruotava  il
filosofo  (e l'uomo in generale) che con la luce della sua  ragione
la illuminava, in parte o totalmente.
     Anche  chi,  come Vico e come Hume, sosteneva la conoscibilit
soltanto  dei  "prodotti" dell'uomo (la storia, la  matematica,  il
linguaggio)  non  metteva  in  dubbio  l'esistenza  di  una  realt
oggettiva   esterna  al  soggetto  in  grado  di   determinare   in
quest'ultimo la conoscenza.
     Le  idee,  siano  esse  innate  o provenienti  dall'esperienza
sensibile, hanno comunque un'origine "esterna" alla ragione che  le
contiene.
     La  Terra,  al centro del sistema solare, anche se   essa  ad
essere  illuminata dal Sole,  l'origine, la causa,  il  fulcro  di
tutto il sistema; in qualche modo determina le funzioni del Sole  e
degli altri astri che le ruotano intorno.
     In  termini  di  teoria  della  conoscenza:    l'oggetto  che
determina il soggetto.
     Fare  una rivoluzione copernicana all'interno della filosofia,
cio  porre  il soggetto al centro del processo della conoscenza  e
attribuirgli una funzione determinante rispetto agli oggetti della
     
     p 355 .
     
     conoscenza medesima(6): questo  quanto si prefigge,  e  pensa
di aver realizzato, Kant.
     
La centralit del soggetto.
     
La  centralit  del  soggetto non  una  novit  nell'ambito  della
filosofia  moderna:  basti  pensare  a  Descartes  e  alla   grande
influenza esercitata dalle sue teorie. Ma l'operazione che cerca di
fare  Kant    quella di stabilire un nuovo tipo  di  rapporto  fra
soggetto  e  oggetto,  un  rapporto in  cui  sia  salvaguardato  il
carattere  universale della conoscenza senza rinunciare all'apporto
determinante  dell'esperienza,  cio  senza  dovere   mettere   fra
parentesi  ("revocare in dubbio") la realt sensibile,  come  aveva
fatto Descartes per affermare la centralit dell'io penso.
     Per   indicare  questo  nuovo  tipo  di  rapporto  Kant  conia
addirittura un nuovo aggettivo: trascendentale (transzendental).
     
Trascendentale.
     
Con  il  nuovo  termine Kant intende definire  una  dimensione  che
trascende  la realt sensibile, ma che acquista senso e addirittura
esiste solo in rapporto all'esperienza sensibile.
     Per chiarire meglio, prendiamo in considerazione uno qualsiasi
dei nostri cinque sensi, ad esempio la vista; se collochiamo in una
stanza  completamente buia un cieco e un individuo  dotato  di  una
vista  acutissima, la facolt di vedere di quest'ultimo non    pi
reale   di  quella  del  cieco:  essa  acquista  realt  ed  esiste
pienamente  solo  in presenza di un oggetto visibile.  Anche  se  -
ovviamente  -  non  si pu dire che siano gli  oggetti  visibili  a
produrre  la  vista (infatti il cieco continua a non vedere),  essi
sono  la condizione necessaria per far uscire questa nostra facolt
dallo stato di pura e semplice potenzialit.
     Il  soggetto, quindi,  trascendentale in quanto, pur  essendo
completamente  diverso  e autonomo dall'oggetto,  agisce  e  quindi
esiste solo in rapporto con esso.
     Questa  la nuova dimensione del soggetto.
     
Fenomeno e noumeno.
     
A  questo  punto  si pone il problema di chiarire  quali  siano  le
caratteristiche dell'oggetto: esso sicuramente esiste, visto che ha
la  possibilit di rendere "reale" il soggetto, ma ci potr  essere
noto solo

p 356 .

per  la  parte  e nella misura in cui si presenta al  soggetto.  Di
fronte  a  un  cubo, di cui si vede solo una faccia, nulla  ci  pu
indicare che l'oggetto che noi vediamo sia effettivamente un  cubo;
potrebbe  essere un qualsiasi altro solido con una faccia quadrata,
o semplicemente una superficie.
     E'  necessaria quindi una distinzione tra ci che   l'oggetto
in  s  e  ci  che di esso si manifesta al soggetto:  ci  che  si
manifesta  ed    percepito dai sensi  chiamato da  Kant  fenomeno
(phainmenon,  dal  greco phanomai, "mi manifesto",  "appaio")(7);
mentre ci che non appare ai sensi ma pu essere solo pensato dalla
mente    detto cosa in s (Ding an sich) oppure noumeno (nomenon,
da  nos,  "mente",  cio  "oggetto della  mente").  Il  noumeno  
totalmente  escluso dalla percezione sensibile e  dalla  conoscenza
che ne deriva.
